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Regione Piemonte: nuovo piano dei rifiuti urbani e fanghi di depurazione 2015 - 2020

In data 19 aprile il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato il nuovo piano di gestione dei rifiuti urbani e dei fanghi di depurazione 2015-2020 che ha ambiziosi obiettivi in termini di sostenibilità e promozione di una cultura ambientale improntata alla riduzione dei rifiuti e al riuso di beni a fine vita.

Molte le novità in materia ambientale per la Regione Piemonte: appena un paio di mesi fa il Consiglio Regionale ha approvato il piano regionale dell'amianto e lo scorso 19 aprile ha approvato il nuovo piano dei rifiuti urbani e fanghi di depurazione 2015 - 2020.

La principale novità  di questo provvedimento sta nell'adozione di un principio già messo in pratica dalle istituzioni comunitarie europee: si tratta della cosiddetta "economia circolare", dove i rifiuti diventano risorsa per qualcun'altro. Vediamo nel dettaglio in cosa consiste e quali sono gli obiettivi che si pone il nuovo piano dei rifiuti urbani e fanghi di depurazione 2015 - 2020.

Principali novità del nuovo piano dei rifiuti urbani e fanghi di depurazione.

Il Piano è uno strumento di pianificazione con ambiziosi obiettivi in termini di sostenibilità e promozione di una cultura ambientale improntata alla riduzione dei rifiuti, al riuso di beni a fine vita e al riciclaggio. “La Regione - sintetizza l’assessore all’Ambiente, Alberto Valmaggia - punta alla riduzione della sua ‘impronta ecologica’ mediante l’eliminazione degli sprechi e favorendo la reimmissione dei materiali trattati nei cicli produttivi. In questo modo si vuole fornire un contributo per far rientrare il ciclo produzione-consumo nei limiti delle risorse del pianeta”.

Gli obiettivi.

I principali obiettivi della programmazione al 2020 sono (Fonte: Piemonteinforma):

  • riduzione della produzione dei rifiuti a 455 kg per abitante (a fronte di una stima di produzione al 2020 pari a 486 kg/ab);
  • raccolta differenziata di almeno il 65% a livello di ciascun Ambito territoriale ottimale (a livello regionale si è attestata al 52,5% nel 2013 e al 53,5% nel 2014);
  • produzione pro capite annua di rifiuto urbano indifferenziato non superiore a 159 kg (212,6 kg/ab nel 2013 e 212,2 kg/ab nel 2014);
  • raggiungimento di un tasso di riciclaggio di almeno il 55% in termini di peso (nel 2013 la percentuale era del 50,1);
  • avvio a recupero energetico solo delle frazioni di rifiuto per le quali non è tecnicamente ed economicamente possibile il recupero di materia;
  • in via prioritaria autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi a livello di Ambito territoriale ottimale; in ogni caso tale autosufficienza deve essere garantita a livello regionale;
  • riduzione del conferimento in discarica dei rifiuti urbani biodegradabili (Rub) fino ad un loro azzeramento a partire dal 2020;
  • abbandono del ricorso allo smaltimento in discarica dei rifiuti recuperabili.

Prossime azioni.

Per raggiungere questi obiettivi, sono state indicate nel piano alcune azioni prioritarie come la riorganizzazione dei servizi di raccolta rifiuti, da stradale a domiciliare, in tutta la Regione; la previsione di strumenti economici, fiscali e di regolamentazione, tra i quali prioritariamente la diffusione della tariffazione puntuale del servizio di gestione dei rifiuti urbani, individuata quale principale strumento di responsabilizzazione dei cittadini.

Non saranno costruiti nuovi impianti.

Il piano non prevede la costruzione di nuovi impianti di valorizzazione energetica dei rifiuti urbani e dei rifiuti derivanti dal loro trattamento, né di nuovi impianti per il trattamento meccanico biologico del rifiuto indifferenziato, oltre a quelli già presenti sul territorio. Si privilegiano potenziamenti o ristrutturazioni funzionali alla realizzazione di sistemi integrati di digestione anaerobica, seguiti dal trattamento aerobico, in modo da massimizzare il recupero della frazione organica con il recupero di energia.

Lo smaltimento in discarica è riservato esclusivamente a scarti e sovvalli derivanti dal trattamento dei rifiuti, scorie e ceneri non pericolose, provenienti dalla termovalorizzazione del rifiuto indifferenziato residuale.

Nel piano è indicato il programma regionale per la riduzione della produzione di rifiuti.

In linea con quanto previsto dal programma nazionale, il documento individua misure ed interventi per ridurre la produzione di rifiuti, in particolare per quanto riguarda i rifiuti organici, i rifiuti di imballaggio ed i beni durevoli. Per questi ultimi, in particolare, si favorisce la realizzazione di operazioni di scambio, commercializzazione o cessione gratuita di beni e di loro componenti, al fine di riutilizzarli per le stesse finalità per le quali sono stati originariamente prodotti, anche tramite la promozione dei “Centri per il riuso”. In merito alla riduzione della produzione di rifiuti organici, viene promossa prioritariamente la diffusione del compostaggio domestico e di quello di comunità, il compostaggio effettuato anche da utenze non domestiche e la raccolta di derrate alimentari e di pasti non consumati al fine di destinarli ai circuiti alimentari di assistenza per persone meno abbienti.

Non sono previsti nuovi esborsi per i cittadini.

Per applicare tutte le misure previste si stima siano necessari complessivamente fra i 135 e i 169 milioni di euro. Si tratta di risorse da mobilitare attraverso investimenti pubblici, privati, coperture in tariffa, sostegni e finanziamenti europei. Nell’ottica del Piano queste risorse non comportano costi aggiuntivi a carico delle utenze, ma indicano un maggior carico finanziario e una maggiore attenzione alle prime fasi del sistema integrato di gestione, raccolta e trasporto dei rifiuti, al fine di centrare gli obiettivi minimi comunitari e nazionali. Nello stesso tempo consentiranno di ridurre i costi complessivi, limitando quelli di smaltimento e aumentando, a beneficio della collettività, i ritorni economici della vendita dei rifiuti differenziati a fini di riciclaggio.

 

Fonte: http://www.regione.piemonte.it/

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