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Classificazione CER. Nuove regole per i rifiuti con codice 'a specchio'

Sono entrate in vigore le modifiche stabilite dalla Legge 116/2014 in merito alla classificazione dei rifiuti pericolosi e con codice 'a specchio'.

Il 18 febbraio sono entrate in vigore le modifiche stabilite dalla legge 116/2014 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, all'interno dell'allegato D della parte IV al D.Lgs. 152/2006. Le nuove disposizioni interessano prevalentemente il Codice Europeo dei Rifiuti con riferimento alla classificazione dei rifiuti pericolosi e dei rifiuti con codici 'a specchio' con le seguenti direttive:

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- Nel caso di un rifiuto classificato con CER non pericoloso, ne consegue che esso è non pericoloso e non occorrono ulteriori specificazioni per la sua classificazione. L'analisi, in altri termini, anche qualora fosse effettuata non cambierebbe la classificazione del rifiuto e pertanto non viene richiesta;

- Nel caso di un rifiuto classificato con CER pericoloso, è necessario che siano determinate le proprietà di pericolo con i codici da H1 ad H15 prima di procedere alla loro gestione (raccolta – trasporto – ecc.). L'accertamento analitico, quindi, serve unicamente per definire le H da applicare;

- Nel caso di un rifiuto classificato con CER a “specchio”, uno pericoloso ed uno non pericoloso con la stessa descrizione, per stabilire se debba essere gestito come non pericoloso ovvero pericoloso, deve essere valutata la possibilità di assegnare uno dei codici di pericolo H con le seguenti modalità:

1) individuare i componenti presenti nel rifiuto facendo riferimento alla scheda informativa del produttore, al processo chimico   che lo ha prodotto, al campionamento e all'analisi;

2) determinare i pericoli dei composti facendo riferimento alle normative europee su etichettatura sostanze e preparati pericolosi, alle fonti informative europee ed internazionali e alle schede di sicurezza delle materie utilizzate nei processi da cui derivano i rifiuti;

3) comparare le concentrazioni rilevate con l’analisi chimica sul rifiuto con quelle limite di pericolo segnalate nelle frasi di rischio specifiche dei componenti. Dedurre di conseguenza se le concentrazioni dei componenti del rifiuto lo rendano pericoloso oppure no (se sono cioè sopra il limite oppure no). In alternativa, possono essere effettuati test per verificare quali proprietà di pericolo siano possedute dal rifiuto.

- Nel caso in cui poi i componenti del rifiuto siano rilevati solo attraverso analisi chimiche eseguite senza indicazioni sul ciclo produttivo, quindi non fossero noti i composti specifici che lo costituiscono, si considereranno i composti peggiori in funzione dell’attribuzione delle H. Si tratta di un caso di importanza considerevole, poichè molti sali di metalli possiedono tossicità molto differente dagli idrossidi normalmente presenti nei fanghi da depurazione.

- Nel caso non sia possibile identificare le varie sostanze presenti nel rifiuto seguendo le procedure sopra descritte, il rifiuto viene classificato come pericoloso.

Importante rilevare che, prima della applicazione della Legge 116/2014, molti rifiuti con codice a specchio venivano classificati non pericolosi per genesi, cioè in base al processo che li generava - è il caso ad esempio di 190703 percolato “da discarica di urbani” -. A partire dall'applicazione della Legge, questi  devono essere supportati da indagine, comunemente conosciuta con il termine di 'analisi'. La conseguenza è che molti impianti di smaltimento stanno incrementando le richieste di classificazione dei rifiuti non pericolosi e soprattutto stanno modificando le procedure di omologa inserendo così parametri prima non considerati, in quanto “esclusi” per genesi del rifiuto.

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